Abbiamo storie vissute e condivise coi colleghi di posteggio,
le più belle le racconteremo e condivideremo con gli amici di
TUTTI TAXI X AMORE...

MILANO DIMITRI CERUTTI GOLF 100

SEGUA QUELLA MACCHINA!

Faccio il tassista da anni, gente che scende, gente che sale...
Appena lasciata una coppia di fidanzati davanti al cinema,
trafelata sale sul taxi una donna ben vestita con la faccia segnata, avrei scoperto poi, da troppe bugie e sospetti.
Da sempre avrei voluto sentirmi dire quela famosa frase "SEGUA QUELLA MACCHINA!", nell'immaginario della gente sembra che noi tassisti ogni giorno andiamo a caccia di malviventi, ma fino a quel momento non mi era mai successo.
Seguiamo la BMW fino al ristorante, per me era finita li la corsa, per la signora no invece.
Mi farfuglia che il marito della sua migliore amica la tradiva e che in quell' auto c'era lui, mostra la sua foto e
mi chiede di entrare nel ristorante per vedere se, come aveva detto alla moglie, era a cena coi colleghi di lavoro oppure con l'amante.
Non servirono le mie resistenze, così come non bastarono i fazzoletti che le diedi per asciugare le lacrime, mi convinse e collotorto entrai nel ristorante.
C'era molta gente ma in un angolo illuminato dal chiarore della candela vidi l'uomo che con occhi sognanti cenava con la bella bionda seduta di fronte, tra loro una rosa che non lasciava spazio a dubbi.
Uscii dal ristorante con le idee confuse, trovai la signora con gli occhi lucidi e gonfi dal pianto.

- L'ha visto? Con chi era?

- Suo marito era con i colleghi Signora, tutto a posto.

Dallo specchietto la vidi ricomporsi e dal sorriso che fece capii che avevo fatto la cosa giusta.
..faccio il tassista da anni, gente che scende, gente che sale...


ROMA MIRKO UNO DI NOI

VIGILIA DI NATALE

 

24 dicembre, mi preparo al turno sulle strade della Capitale.

Questa è una notte speciale, anche la tramontana che sta soffiando sembra esserne complice, non ho voglia di uscire ma il turno va coperto.

Dalle case voci di donne e uomini ridono forse merito di qualche bicchiere in più, si sentono le risate contagiose dei bambini che aspettano con trepidazione l'arrivo di Babbo Natale.

Quest'anno per me solo una rapida cena in famiglia e poi di corsa al lavoro, avvolto in una città colorata come mai.

Pochi minuti di attesa e arrivano i primi clienti, un giovane padre di origini sudamericane ed il figlio pronti a trascorrere la serata al capezzale della moglie ricoverata.

Fuori dall'Ospedale Sandro Pertini trovo una coppia di anziani usciti dal pronto soccorso, soli stanchi e con la voglia di parlare dei loro mille acciacchi.

Ci facciamo compagnia per un lungo tratto fino a casa e con le lacrime agli occhi ci facciamo gli auguri di Natale.

Non ci sono pause stasera, questa città non si ferma mai, qualcuno ha perso il treno o altri stanno cercando di tornare a casa in tempo per scartare i regali coi figli.

Preso dai miei pensieri un transessuale mi ferma e spiega che per lui é una notte uguale a alle altre, va a "lavorare" e nei suoi occhi rivedo la stessa mia tristezza per essere lontano dal calore della famiglia in una notte cosi speciale.

Roma non ha ancora finito di stupirmi, sale un uomo distinto in giacca e cravatta che mi chiede di portarlo ad un club di spogliarelli, mi dice che a Natale forse si sarebbe sentito meno solo li.

Mezzanotte, sento il bisogno di casa, di amore, di sorrisi sinceri..corro a festeggiare con i miei colleghi nottambuli, sono ormai come una seconda famiglia per me.

La basilica di San Giovanni alle nostre spalle che ci protegge, due fette di panettone e un pò di torrone e Coca Cola per far finta che sia spumante, festeggiamo il nostro Natale.

Finita la pausa ci rituffiamo nel bailamme di clienti tra chi lavora, chi va in ospedale e chi cerca o da compagnia a pagamento.

Anche se sembra una notte normale resta sempre la magica Vigilia di Natale dove in un modo o nell'altro l'amore non manca mai.


TORINO DI NOTTE

Il freddo era pungente quella notte a Torino, l'edicola in piazza aveva appena aperto per ricevere i primi giornali quando finalmente salgono sul mio taxi due uomini robusti ma atletici.

- buonasera dove si va?

-Vai dritto poi ti dico io

Parto e seguo le sue indicazioni, non mi piacevano quei due, dopo tanti anni di turno di notte certe cose le senti a pelle.
Ci sono lingue straniere che si capiscono meglio di altre, parlano a bassa voce ma sento che si dicono

- Dove lo portiamo?
- Ci sono delle cascine
abbandonate a Nichelino, gli prendiamo auto e incasso e se non reagisce lo lasciamo vivere.

Mi si gela il sangue, non é la prima volta che mi succede ma..non ci si abitua mai, vedo dal retrovisore un'Alfa dei carabinieri ed il sangue torna a scorrere nelle vene.
Con leggeri colpi di freno e senza farmi accorgere dai balordi cerco di attirare l'attenzione della pattuglia. Capiscono, mi sorpassano e dopo 300 metri mi fermano fingendo un regolare controllo.
Con un leggero segno degli occhi gli indico dietro, lui annuisce ed oltre ai miei documenti chiede anche i loro.
Al controllo i due risultarono ricercati e dopo averli costretti al pagamento della corsa proseguono sempre sui sedili posteriori, ma in caserma, stavolta coi ferri ai polsi.
I tassisti sono le sentinelle silenti delle città in aiuto delle forze dell'ordine che le vigilano.

#tuttitaxiperamore #raccontamiunastoria #torino #turnodinotte #carabinieri #sicurezza #stradedinotte #cittàpiùsicure #notizie Roma Milano Brescia Firenze CentroGenova Napoli Arma dei Carabinieri


FIRENZE CATERINA BELLANDI MI 25

IL TAXI DEI SUPEREROI

 

Zia Caterina é una tassista molto speciale a bordo di un Taxi super colorato con un tetto fatto di nuvole e arcobaleno, sedili pieni di pupazzi, pelouche, palloncini e caramelle. La sua è una storia speciale, é la storia di lei e del suo Stefano e del loro amore unico, di quelli che si provano poche volte nella vita e restano con te per sempre.
Stefano faceva il taxista, e quando si ammalò gravemente di cancro ai polmoni, prima di morire chiese a Caterina di fargli una promessa: “Tu sarai Taxi Milano 25… io ti guiderò e ti proteggerò, sarò in ogni sorriso, in ogni sguardo, in ogni incontro che arriverà a te sul nostro taxi; sarò in ogni parola che ti darà conforto e in ogni risata che rallegrerà il tuo cuore; e il nostro amore vivrà per sempre”.
Caterina ha iniziato così il suo nuovo “viaggio” e da subito Stefano era di nuovo al suo fianco e tutto diventava di nuovo possibile.
Così Caterina decide di rendere il taxi ancora più speciale, colorandolo, riempendolo di luci, di giochi e di pupazzi e trasformandolo in una piccola oasi incantata che oltre a svolgere il normale servizio pubblico di taxi, effettua corse gratuite per l’ospedale a favore dei familiari e dei bambini malati di tumore, quelli che lei chiama i suoi SuperEroi, e che fa dipingere sul taxi, facendoli diventare dei personaggi da fumetto dotati ognuno di superpoteri che li rende invulnerabili. I SuperEroi di Zia Caterina sono ragazzi speciali, bambini e bambine straordinari che tutti i giorni sfidano mali crudeli e affrontano insopportabili dolori con la voglia di vivere e di vincere la loro battaglia.
In oltre 16 anni di servizio a bordo del suo Taxi, Zia Caterina e i suoi SuperEroi hanno vissuto insieme tante avventure sfidando insieme ogni paura…


MILANO ELENA FACHINI SIRIO 25

"DIO HA GUARDATO GIÙ..ED HO   TROVATO TE"

 

21.11.2017, giornata di fermo nazionale del servizio taxi. Ho un po di commissioni da fare ma faccio un salto al presidio in stazione centrale e prima faccio benzina.
Al distributore si avvicina un ragazzo cingalese che in un italiano incerto mi chiede se potessi portare sua moglie in clinica Mangiagalli per una visita, è in gravidanza ed ha dei problemi.
Gli consiglio di chiamare una delle centrali radio visto che ci sono colleghi preposti alle richieste del servizio sociale
Risponde che ha già chiamato ma le linee erano sempre occupate e sua moglie non poteva salire sul tram.
Ci penso un po ma decido di portarli nonostante non abbia aderito al servizio sociale quindi non ero attrezzata con gli appositi cartelli.
La signora ha un bel pancione e sale a fatica dietro con il figlio, lui davanti mi dice "Dio ha guardato giù ed ha fatto in modo che trovassi te, è un miracolo".
Sorrido, continua nel suo italiano stentoreo e racconta che la moglie é al quinto mese di gravidanza ed ha dei problemi, doveva andare ogni 2 giorni a fare una puntura per non perdere il bambino.
Tra traffico e strade chiuse arrivo nel più breve tempo possibile, il ragazzo mi chiede il costo della corsa ma gli spiego che non mi deve nulla, siamo a posto così.
"Ma io pagare, tu dire quanto dovere....."... ripeto "a posto così, ora pensi a sua moglie e al suo bambino".
Era quasi incredulo, mi prende la mano, la stringe tra le sue e dice "Dio ti benedica per quello che hai fatto, per te questo sarà un magnifico Natale, Dio guarderà su di te e su tua famiglia e tutti tuoi problemi si risolvono, che Dio benedica te e i tuoi cari".
Al di là delle credenze questi auguri mi hanno fatto piacere, si sentiva venissero dal cuore.
Al presidio della stazione Centrale mi sono messa a disposizione per il servizio sociale, i programmi della giornata erano saltati tutti ma che importa?


BERGAMO ERIKA PESENTI L.C.36

QUADRI D'AUTORE

Ascolto per intero la canzone di Battiato, quella che al ritornello non riesco mai a trattenermi e devo per forza cantare, ed eccomi accostare al civico 27.
Ho guidato come una libellula per arrivare prima possibile ed il cliente non c’è ancora.. da qui c’è una prospettiva della Città Alta che toglie il fiato e godo di questi istanti di attesa quasi in apnea con gli occhi persi in quel panorama unico della mia Bergamo.
Di lato ho la percezione di una sagoma bianca che si avvicina da destra, giro lo sguardo e la ragazza mi sorride e fa cenno che è lei.
Il mio taxi è sempre in ordine ma se avessi saputo avrei messo più cura questa mattina nel riassetto.
La sposa ride che é un piacere, é il suo giorno, il papà è al suo fianco un po’ impacciato, l'accarezza come fosse ancora bambina, gli occhi lucidi già saturi di commozione.
Verso la Basilica non posso che respirare l’emozione, l’ansia e la gioia di padre e figlia che si tengono per mano in silenzio; sanno di buono, anche io provo belle sensazioni, gli auguro tanta felicità e riparto.
Stavolta il percorso è più trafficato, ammiro l’incanto dei colori d’autunno davanti all’Accademia Carrara.
All’arrivo c’è Mario, spettinato e triste, l’ultimo intervento non è andato proprio bene, chiama quasi tutti i giorni per andare alle cliniche.
In questi minuti di viaggio cerco di farlo sorridere anche se é dura ma ci riesco.. ci riesco quasi sempre.
I tassisti non guidano soltanto, i tassisti si nutrono di Umanità.
Si nutrono di bellezza, di bruttezza, di entusiasmo, rabbia, speranza, di paura.
Si nutrono di tutto quello che donne e uomini che salgono sulle loro auto hanno da offrire o da gettare loro addosso.
Lo specchietto retrovisore è la cornice fissa di quadri sempre diversi: il blu, il giallo, il rosso; tele con pennellate istintive e grossolane o eleganti pitture ad olio, opere uniche ed affascinanti che pulsano vita.
Ho il privilegio di essere ogni giorno in una pinacoteca ricca e straordinaria...amo l’arte, quindi amo il mio lavoro.


ROMA MARCO SALCICCIA MZ4

NONNA N.

Il silenzio stava diventando pesante.
Nonna N. era concentrata sull'ambulanza che stava portando sua nipote all'ospedale bambino Gesù, con l'infermiera da Cagliari l'avevano scortata in aereo ma ora erano costrette a prendere un taxi, il mio taxi in quella corsa che mi avrebbe cambiato la vita.
La piccola C. doveva fare un'operazione delicata al cuore ed erano preoccupate.
La mamma non era li perché soffriva di crisi epilettiche ed il viaggio a Roma non l'avrebbe sopportato...almeno così era quello che credevamo.
Dopo un mese mi chiama Nonna N. per riportarle in aeroporto, operazione riuscita!
Per poco non mettevo nel portabagagli anche la bimba, era talmente piccina che l'avevo scambiata per una valigia e quando ho visto i suoi occhi azzurri...me ne sono innamorato.
Alla visita di controllo nonna N. mi spiega che il giudice di Cagliari aveva tolto la patria potestà alla figlia e voleva mettere in affidamento la bambina.
Le analisi di C. non lasciavano spazio a dubbi, nel sangue c'erano tracce di metadone eroina e cocaina, la mamma in gravidanza si faceva ed il giudice era stato costretto a prendere provvedimenti.
Cocciuta come tutti i sardi Nonna N. si era imposta e fatto dare l'affidamento così da poter seguire sua nipote.

Furono ospiti della nostra casa durante i controlli per gli anni che seguirono, il bilocale in cui vivevamo io e Patrizia, la mia compagna era sufficente stringendoci un po.
Oltre al cuore la piccola C. subí un'operazione alla calotta cranica con i punti d'acciaio che le provocavano dolori lancinanti.

Oggi C. é la somma delle schifezze prese in gravidanza dalla madre e delle operazioni subite. Vive con nonna N. ed é una bimba speciale, l'autismo l'ha rifugiata in un mondo in cui tanto male non può più farle.

Sono passati 10 anni da quel viaggio ed io ringrazio la MIA nuova Nonna e MIA nipote per avermi fatto capire che il bene é circolare, si prende al momento del bisogno e si restituisce a chi ne ha bisogno.


NAPOLI NINO CASTAGNER LIC.3633

LA SCATOLA

La caduta dei capelli e la destinazione non lasciavano dubbi su cosa aveva colpito la ragazza di 16 anni e la lotta che papà e mamma stavano affrontando.
Dal porto di Napoli, l’istituto Tumori Pascale dista un po' quindi dopo aver messo le valige nel portabagagli la mamma si siede davanti mettendo una scatola di scarpe sotto al suo sedile.
Mi racconta il calvario che da qualche tempo stanno passando e di come sta reagendo suo figlia.
Gli Ischitani sono gente tenace, nemmeno un terremoto li abbatte, racconta che con immensi sacrifici hanno raccolto i soldi per operare finalmente la figlia da un professore straniero, l’unico ad avergli dato qualche speranza.

Arrivati in ospedale mi faccio dare meno di quello che segnava il tassametro ed occhi negli occhi con la ragazza gli auguro di non mollare, sono troppo pochi 16 anni per mollare.
Al posteggio mi accorgo che la scatola era ancora sotto al sedile, l'apro e mi vedo che sotto le ciabatte c'è un rotolino di soldi…7000€…!

Poggio la scatola e di corsa torno al Pascale, trovo seduti sulle scale mamma e papà in lacrime e la figlia che li abbracciava nel tentivo di consolarli.
Quando mi vede la mamma ride piange e di nuovo ride, gli restituisco la scatola ma lei insiste per darmi dei soldi di ricompensa.
Cortesemente rifiuto, quelli erano soldi che servivano a salvare una vita, non appartenevano a me.

Per un anno abbiamo continuato a sentirci, la figlia stava bene ma non benissimo, io invece ero più ricco, non di soldi certo, ma di umanità


MILANO ELENA FANCHINI SIRIO25

KNOCKOUT

Pomeriggio sonnacchioso di fine giugno, si iniziava a sentire la fine delle scuole. Ero ferma al posteggio di Dateo già da una mezz'oretta quando arriva una signora con un bambino di 5 anni. La signora apre lo sportello ed esclama "Guarda che bello Marco, abbiamo una signora tassista!".
Il piccolo sale e mi rendo conto da come si muove che ha dei problemi. Mi da la destinazione e partiamo, la mamma mi racconta che lo sta portando dal logopedista. Durante il percorso cerca di far dire qualcosa a Marco - guarda l'albero..A L B E R O..
Cerco anch'io di interagire con piccole cose tipo come si chiama la maestra, come si chiamano i tuoi amici ecc.
Poi inizio a "giocare" con Marco, mi faccio dire la strada. "Marco, io non so la strada per andare da Laura, me lo devi dire tu"
e lui, a suo modo mi dice destra sinistra .. suggerivo io ma era così bello giocare insieme! "qui giro a destra? Fai attenzione prima che sbagliamo strada!". "Marco sei bravissimo, da grande farai il tassista!". Quando vedeva il semaforo rosso "STOP..ROSSO". "Ora è verde, posso andare Marco?" "Verde si". La mamma era quasi emozionata vedere interagire, a suo modo, Marco. Arrivati a destinazione la signora paga la corsa, ringrazio Marco per la collaborazione ed esce. Con uno scatto il piccolo torna indietro si affaccia al finestrino e con la sua manina mi gira la faccia e mi schiocca un bacio sulla guancia.
Si è formato un nodo in gola grande quanto una matassa e gli occhi hanno iniziato a inumidirsi. Accidenti Marco, mi hai messo al tappeto


TORINO FABRIZIO CONTI TO73

FOLLE CORSA

Bello il carnevale a Torino, bimbi e ragazzi in maschera colorano le strade della città.
Mamma e figlia salgono sul taxi senza troppi preamboli, destinazione ospedale CTO.
Mi colpisce il pallore della ragazza, ha un asciugamano bianco intorno alla mano che durante la guida vedo inizia tingersi di rosso, era sangue!!!
La mamma con molta calma mi spiega che stavano affettando mele per fare una torta e la figlia 12 enne con un coltello in ceramica si era tranciata di netto un dito che era custodito ora in un contenitore con del ghiaccio.
Capita la situazione schiaccio il pedale dell'acceleratore con il clacson che faceva capire a macchine e semafori l'urgenza di quella situazione.
Arrivati al pronto soccorso chiesi alla signora di farmi sapere come fosse andata, sua figlia ormai era divenuta anche la mia proprio come spesso accade a noi tassisti. Le storie dei clienti ci rimangono attaccate e diventano parte di noi.
Mi chiamó ringraziando dopo una settimana, senza quella corsa folle la figlia avrebbe perso troppo sangue con ben più gravi conseguenze.
Il dito purtroppo non era stato salvato, ma emorragia e infezione erano state fermate.
Il taxi a volte corre per la strada non per divertimento o prepotenza, ma per necessita.


ROMA AGOSTINO CASCELLI PESCARA 1

L'INGEGNER PINGUINO

Tre di notte quando prendo ad un Jazz club la chiamata radio.
Arrivato vedo il cliente venire
verso la macchina con i pantaloni scesi a terra, che lo fanno inciampare finendo sul cofano della mia macchina, buffo penso, sembra un Pinguino!
Scendo dall’auto preoccupato che non si sia fatto male ma lui, completamente sbronzo, si rialza i pantaloni e mi dice che va tutto bene e si infila nel taxi.
Chiedo l’indirizzo
ma niente...non lo ricorda proprio, si mette in cerca nelle
tasche e finalmente mi da un biglietto da visita, dove oltre al Dott. Ingegnere Tal de Tali, trovo la destinazione trasteverina.
Gli chiedo conferma ma mi risponde con un "Boh, si forse abito lá", fare il tassista a volte vuol dire fare da badante a tipi cosi.
Preoccupato parto in direzione Lungara e dopo un ”Hahhaha bella giornata oggi è?” l'ingegnere cade in un sonno profondo russando come un orso polare (chiedo scusa agli orsi polari).
Arrivato faccio un po’ fatica a svegliarlo, ma alla fine
ci riesco.
Dopo aver pagato la corsa scende dal taxi, fa qualche passo e di nuovo ricadono i pantaloni che lo fanno caracollare a terra.
Sembra DAVVERO un Pinguino penso non riuscendo a trattenere le risa!
Scendo per aiutarlo e goffo si ricompone tirando fuori le chiavi di casa.
Si avvicina al portone ma proprio non vuole aprirsi, così lo aiuto e lo accompagno alla palazzina interna.
Mi ringrazia e severo mi dice:

“MI RACCOMANDO, DOMATTINA MI CHIAMI ALLE 6.15 CHE DEVO ANDARE A LAVORARE...!!”

Gli rispondo di stare tranquillo e tutto contento viene inghiottito dal buio delle scale.
Ho forti dubbi se il giorno dopo sia riuscito ad andare al lavoro, ma quando ripenso all'Ingegner Pinguino ancora rido..


GENOVA LEONARDO CAVAGNOLI DELTA 31

BACO DA SETA

Non ricordo di preciso il periodo ma sono sicuro di trattasse di un piacevole pomeriggio di metà stagione.

Sono il primo in Piazza de Ferrari quando si avvicinano al taxi quattro cinesi ben vestiti e mi chiedono di andare all'hotel,corsetta...molto "etta" ma vabbe' fa parte del mestiere.

Salgono e subito abbozzo un "ni-hao",la fortuna di avere un' amica che studia cinese,  rispondono al saluto molto compiaciuti e inizia il breve viaggio.

Arrivo di fronte all'hotel,pagano e non so se colpiti dal mio fluido cinese o impietositi dal mio inglese, tirano fuori un sacchetto di carta straccia di quelli per la frutta e mi dicono :" vista la sua gentilezza vorremmo omaggiarla di una prelibatezza della cucina cinese" e mi consegnato il pacchetto.

Scendono e incuriosito inizio a tastare la busta sentendo qualcosa di duro al suo interno...tasta tasta tiro fuori il pacchetto.

Si trattava di una busta in plastica rossa tutta scritta con ideogrammi da un lato ma sempre più incuriosito giro la busta nella parte trasparente e di cosa si trattava?? Degli ottimi bachi da seta in salsa di soia..

Anche questo è fare il tassista!!


FIRENZE LUCA SELLERIO FIRENZE 2

LA MANCIATA DI CULO

La cliente aspettava davanti all'albergo con il suo corredo di valige.
Si, appunto, corredo!
Si trattava di: valigia, borsa incastrata sul manico allungato della valigia, trolley e infine la borsa che tutte le donne hanno. Americana di sicuro ci avrei potuto scommettere, come se ce lo avesse scritto in fronte. Capelli biondi tinti, trucco forte ed esagerato, rossetto rossissimo e cappellino di paglia, classico da americana in vacanza in Italia, usato come ventaglio per alleviare la calura del primo mattino primaverile fiorentino. Doveva venire dall'Alaska, io avevo ancora addosso il maglione! Va beh che sono freddoloso, ma da qui a doversi sventolare per il caldo per me il passo è un po lungo. Indossava una camicetta colorata a maniche corte che lasciava scoperte delle braccia poderose e pantaloni neri abbondanti per cercare di mascherare la taglia forte. Non doveva essere poi tanto vecchia, anzi il viso aveva una pelle luminosa e senza rughe, semmai un po' troppo pienotto.
Comunque scendo di macchina per sistemare il corredo da viaggio in bauliera e lei mi dà l'impressione di fare un po' la civettuola con i miagolii che solo le americane sanno fare. Quando le apro lo sportello per farla accomodare, noto le dimensioni importanti del suo di dietro ma commetto nello stesso tempo e senza volere un errore madornale. L'americana scambia il mio gesto di aprirle lo sportello come un gesto di galanteria e si sente come autorizzata a prendere confidenza.
<Ah, do you speak english?>
<Yes I do!> Secondo errore madornale. Non l'avessi mai fatto. Come togliere il tappo da un bottiglia di champagne.
<Come è gentile lei! Finalmente trovo un vero Italiano di quelli carini e disponibili!>
<Beh, grazie.> Rispondo titubante non riuscendo a capire bene la situazione.
<Ho provato da tante parti ma della famosa galanteria degli italiani non ne ho trovata traccia.>
Ma cosa sta dicendo questa qui? E soprattutto cosa va cercando? Mi domando dubbiosamente.
<Galanteria?> Le chiedo per cercare di capire.
<Il famoso latin lover italiano! Non ne ho trovato uno.>
"Andata buca questa vacanza, eh?". Mi viene da pensare mentre cerco di mascherare le mie risatine.
Bisogna essere davvero di bocca bona per mettersi a fare il filo a una così! Potrà anche essere l'americana più simpatica del mondo, anche la più intelligente per quanto ne so ma quanto a sex appeal lasciava decisamente a desiderare!
<Ma come? Lei viaggia da sola e non ha trovato compagnia?> Rispondo facendo la faccia stupita, come se fosse una cosa impossibile da credere, cercando nello stesso tempo di nascondere le risatine divertite che si susseguivano intensificando la loro frequenza.
Alle volte come attore sono da Oscar!
<Ho anche preso l'autobus, fatto le file, ma nessuno mi mai dato nemmeno un pizzico!>Mi dice mogia mogia.
<Un pizzico?> Chiedo incredulo.
<Si, un pizzico .... dietro!> Puntualizza.
Ma senti questa cosa viene a cercare in Italia! Certo fra un palazzo rinascimentale, una basilica e un museo, un qualche diversivo del genere nella vacanza ci sarebbe stato proprio bene.
<Va be! Non si faccia rovinare la vacanza per un pizzico!>
<E poi ormai è troppo tardi perché la vacanza è finita e sto partendo.> Mi dice piena di rammarico.
Poverina mi dispiace per lei, non avere aneddoti di questo tipo da raccontare alle amiche al ritorno dalla vacanza dev'essere proprio deludente.
Arriviamo così alla stazione, scarico il corredo da viaggio e l'americana mi fa una richiesta che visto l'andazzo era scontata.
<Per favore me lo può dare lei un pizzico prima di partire?> Ci doveva tenere davvero tanto se era arrivata fino al punto di fare una tale richiesta. Rimango un po' perplesso davanti a una domanda del genere e lei quasi ad incoraggiarmi si gira porgendomi l'importante posteriore. Alla fine mi decido e le ammollo il pizzico tanto desiderato e poi sprezzante davanti al pericolo le aggiungo anche una bella manciata di culo. Si gira di scatto davanti all'imprevista sorpresa, ma subito il suo viso di distende in un sorriso felice e pieno di gratitudine. Finalmente era riuscita a soddisfare almeno in parte le sue aspettative. Io però a quel punto me la stavo già battendo a gambe levate prima che le potessero venire in mente altre richieste ben più impegnative.
Un po' di beneficenza la posso pure fare ogni tanto, ma è sempre meglio non esagerare.


MILANO LUCIANO BARLETTA GAMMA 13

INTUIZIONE

Siamo a fine luglio di una giornata molto calda, sono le quattro del pomeriggio e a Milano, in Piazza Napoli sembra il Deserto dei Tartari.
In lontananza si sta avvicinando una Signora anziana con passo un po' instabile.
Scendo, le apro la portiera e subito mi dice:
"Che giovane gentile"
Io, 57 anni, non più giovane da un pezzo, sorrido e ringrazio.
Una volta in auto, mi giro e chiedo:
"Dove l'accompagno Signora?"
E lei:
"Dal parrucchiere "
"Mi da l'indirizzo?"
La Signora ci pensa un attimo e dice:
"Non gliel'ho già dato?"
"No Signora"
Lei dopo un momento di silenzio:
"Non me lo ricordo"
Al che penso, questo è un problema.
Le chiedo:
"In che zona si trova il parrucchiere?"
"Verso Vincenzo Monti"
"Bene" dico e incomincio ad avviarmi e le chiedo:
"Signora non ha il numero di telefono del parrucchiere?"
Risposta:
"Perché?"
"Perché così lo chiamiamo e ci facciamo dare l'indirizzo"
E la Signora:
Perché deve andare anche lei dal parrucchiere?"
"No Signora, perché la devo accompagnare li"
La Signora incomincia a cercare sulla sua agendina il numero e alla fine dice:
"Non lo trovo"
Con molta delicatezza le chiedo sotto quale lettera lo ha cercato e lei pensando che io sia un idiota mi dice:
"Sotto la lettera P, ma non c'è "
Quindi le chiedo:
"Come si chiama il suo parrucchiere?"
"Antonio"
"Provi a vedere sotto la A, lei incomincia a cercare e lo trova sotto Antonio Parrucchiere, chiamiamo e tutto si risolve.
Prima di scendere mi chiede:
"Come faceva a sapere che il numero era sotto la A?"

- "Intuizione"


ROMA-MARIA GRAZIA TS13

QUELLO CHE NON IMMAGINATE

Domenica d'agosto, due corse consecutive verso due ospedali; entrambe "in emergenza".
Dalla stazione Termini un signore teme di non fare in tempo a salutare il miglior amico, terapia intensiva del Santo Spirito.
Da Via delle Fornaci una signora deve raggiungere il marito prima dell'improvviso intervento al Gemelli.
Un'oretta adrenalinica; strade libere d'agosto, ma ansia, apprensione, dolore represso premono alle mie spalle come un'onda lunga in mare, invisibile ma nettamente percepita. Sorpassi al limite, gialli bruciati..... braccia alzate dai finestrini e non per salutare....
Non saprò mai se all'onda lunga è seguita la bonaccia o il naufragio, ma so che prender parte a momenti topici della vita degli altri è, nel bene e nel male, l'aspetto più umano e appassionante di questo lavoro e farlo (o cercare di) al meglio è professionalità. Nessun tassista rischia a cuor leggero di finire dal carrozziere o, peggio, su una barella.
Se vedete un taxi non proprio ligio al codice della strada (multe e detrazione punti a SUO carico) è perché fa il suo lavoro di servizio pubblico con alta valenza sociale:
"Mio figlio, 3 anni, ha la febbre alta!!"; "Mia madre, 87 anni, è caduta!!"; "È il secondo colloquio, se perdo il volo/treno non avrò il lavoro!!"; "Mia moglie sta per avere il nostro bambino!!"... e via dicendo. Nel 90% dei casi è per questo che corriamo e non perché ci sentiamo "i padroni della strada".
E, al contrario, se il nostro passeggero, appena dimesso, ha subito un intervento alla colonna, o ha fatto il primo controllo dopo l'operazione al femore, noi andiamo a 20 km/h non è perché "tanto il tassametro gira lo stesso".
Perciò quando vedete un taxi non pensate solo al "tassinaro prepotente", ma alle persone che lo utilizzano: cittadini che hanno diritto ad un servizio pubblico qualificato, obbligatorio, con tariffe amministrate e non soggette ad un algoritmo ondivago. E pensate anche a Parigi e Barcellona: h24 presenti nelle strade delle nostre città, sempre i primi a mettersi spontaneamente e gratuitamente a vostra disposizione.


FIRENZE PATRIZIA NAPOLI29       LE APPARENZE

In un pomeriggio di luglio  molto assolato,  vengo fermata In centro, da un ragazzone che mi chiede di esser accompagnato ad una multisala, in periferia di Firenze. Arrivati, mi cambia indirizzo un paio di volte. E già lì, comincio a drizzare le antenne... un altro cambio di destinazione e come arriviamo, tira fuori una pistola e me la sbatte direttamente su una tempia, urlando 'dammi i soldi, t ammazzo!' Gli dico stai calmo, prendo il portafoglio e glielo do. Lui,  sempre urlando t ammazzo, scende e corre via, in una strada dove c erano persone. Io lo rincorro in taxi suonando come una pazza il clacson, per attirare l attenzione della gente  e lo vedo entrare in un portone. Mi apposto fuori e nel frattempo chiamo la polizia. Le persone mi raggiungono e molto carinamente mi chiedono spiegazioni. Gli dico che ero stata rapinata da quella persona che correva e mi dicono che lo conoscono, che abita lì con mamma e sorella.... dopo 10 minuti arriva la polizia e fa irruzione in casa del tizio. Era scappato dal giardino. Ritroviamo il mio portafoglio vuoto e i poliziotti cominciano a rintracciare la mamma che era a lavorare. Si è  costituito a mezzanotte...Lui mi  aveva 'scelta'  sicuramente per il mio aspetto esteriore, pensando di fare una cosetta facile, facile visto che si è fatto portare anche vicino a casa sua! 😂😂  questo bischero, come si dice a Firenze!! Morale: mai fidarsi delle apparenze!
#tuttitaxiperamore #tuttitaxixamore #taxi #raccontamiunastoria

ROMA ANNA CHITARRO BERNA 22            IL LADRO DI..

È domenica mattina e ho fatto tardi alla "conta"ma siamo pochi.
Finalmente prima, la centrale mi conferma una corsa a Pomezia ed al primo bar della Pontina trovo i clienti.
La coppia una volta a bordo mi da l'indirizzo, destinazione Tor San Lorenzo, lui Rosso pel di carota, lei carnosa e timida.
Felice per la bella corsa mi avvio, il Rosso ha voglia di parlaree mi racconta dellla vita, della Garbatella e che la corsa la vuole pagare con il suo cellulare che vuole vendermi.
Lo butta sul sedile, ma.. è più vecchio del mio quindi declino l'offerta, insiste ma a malincuore accetta di pagare in contanti.

Mi chiamano dalla centrale al cellulare e mi chiedono dove sto portando i clienti, con cautela spiegano che a bordo ho un rapinatore che aveva appena rubato l'incasso del bar e il cellulare del titolare .
Guardo lo specchio retrovisore e vedo il Rosso che bacia la sua donna, dice che vuol fare un week end di sesso e droga e chiede se può farsi uno spinello.
- Ok ma lo fumi quando scendi..e così ci fermiamo ad un bar per fare colazione con me sempre in linea con la centralinista.

Ora sanno dove vado e che sto per fare una sosta al bar, la centrale fa da ponte radio coi Carabinieri.
Giunti al bar vado in bagno e quando esco il Rosso ha lo spinello in una mano e nell'altra 6 uova di Pasqua che mette nel cofano.

- "Mejo annassene che se sta a fa tardi!" mi dice...dei CC nemmeno l' ombra..

D'improvviso tre gazzelle con sei uomini a bordo mi circondano e ci costringono a scendere con le armi puntate!
Tutti a terra me compresa con le mani dietro la schiena.

Ristabiliti i ruoli, uno dei carabinieri si avvicina e mi dice..

- "ma dove sei passata?? Noi andavamo a 170 km/h ...un taxi nn va così veloce ..."

Lo guardo mi viene da ridere,e gli dico "certo che no!!"
Tutti in caserma per la deposizione e
le pratiche del caso, inalmente é finito quest'incubo.

Passo davanti alla stanza dove interrogano il Rosso e lui

- "Tassiná nun te ne anná che me devi riporta a Roma!''..il carabiniere sorride e mi indica l'uscita.

Quella che doveva essere una bella corsa si è rivelata una perdita di tempo con rimborso misero..le uova di Pasqua per tutti, che mi erano rimaste nel cofano!!

Mi dispiace per il Rosso della Garbatella, si é bruciato il suo week end da uomo libero, ladro di polli anzi..di uova!


NAPOLI MAURIZIO DI MARE SATURNO 1

IL LOTTO

Tra i tanti avvenimenti divertenti che vanno a rallegrare le nostre noiose e ripetitive giornate lavorative, questo credo che sia uno di quelli che davvero vale la pena di raccontare.
La mitica città di partenope aveva appena aperto i sonnacchiosi occhi avvolta da un grigio mantello di minacciosi nuvoloni, ed io iniziavo la mia giornata lavorativa in quella che scherzosamente definisco " modalità bradipo".
Mi posizionai nel posteggio di via Nisco e dopo un'estenuante attesa di quasi due ore, rispondendo ad una chiamata radiotaxi, prelevai un famigliola di Trieste.
Il fatto bello è che erano tutti vestiti di nero ed avevano un'espessione triste e malinconica, quella tipica dei " chiagnazzari e transito" .
"Ci porti alla Stazione Centrale" furono le uniche parole da loro pronunciate al che io risposi "buongiorno "e senza rendermene conto espressi un pensiero ad alta voce ... "E facitavella na risata".
Il capofamiglia mi rispose con un sorriso e mi disse che capiva molto bene il napoletano in quanto per motivi lavorativi aveva vissuto per molti anni a Napoli,
ed il motivo per il quale erano tristi era determinato dal fatto che causa traffico, non era riuscito a far vedere alla moglie ed al figlio lo splendido panorama della città.
Allora sotto mia insistenza cambiammo itinerario ed incominciammo a fare un giro per la città. Ricordo che rimasero così contenti che vollero il mio numero di cellulare e prima di partire mi chiesero " da buon partenopeo potrebbe lei aiutarci a trasformare in numeri da giocare al lotto un episodio a noi occorso che ha come protagonista un bambino ed una signora molto vecchia? ".
Istantaneamente diedi loro i numeri corrispondenti.
La settimana successiva mi contattarono telefonicamente e mi ringraziarono perché i numeri da me indicati erano sortiti sulla ruota di Napoli.
A loro non ho mai rivelato che pur essendo un partenopeo d.o.c, in vita mia non ho mai giocato al lotto, che di cabala non ne capisco nulla e che i numeri da me consigliati erano soltanto il frutto della mia fervida immaginazione.


FABRIZIO CONTI TO 73

LE SCARPE

Finalmente l'alba.
Quella notte era andata un po così e non vedevo l'ora di tornare a casa dopo l'ultima corsa.
Un ragazzo si avvicina e si fa portare a casa, ma giunto a destinazione mi dice di aspettare che andava a prendere i soldi al primo piano.
Troppi anni che faccio la notte e i tipi come questo ormai li riconosco da lontano.
Gli propongo di lasciarmi il cellulare, intanto che va a prendere i soldi, ma dopo lunga contrattazione ostinato non lo molla.
Non mi andava di rinunciare ai18 € del tassametro così gli propongo di lasciarmi le Nike che aveva ai piedi, tanto la giornata era bella.

- Aspetto 7 minuti e me ne vado se non ti vedo ok?

Il ragazzo acconsente e scalzo sale a casa! Passati i 7 minuti, avendo il suo numero di telefono, provo a chiamare più volte e come da copione trascorsi 20 minuti senza che mi rispondesse vado via.
Arrivato a casa mi accorgo che le scarpe non erano contraffatte, così dopo un ciclo di lavatrice e asciugatrice scendo a Porta Nuova dove bivacca Ennio, un barbone con cui condivido cappuccini e brioches calde nelle notti d'inverno.

- Ti piacciono?
- Certo ma sono nuove e costeranno tantissimo non me lè potrò mai permettere.
- Tieni, sono tue!

Mi sono addormentato con gli occhi lucidi di Ennio quel giorno, non li dimenticherò mai....
..la strada toglie, la strada restituisce..


ROMA Stefano Dorelli AQ 42

Questa cosa mi disorienta, quasi mi infastidisce. La sensazione di aver gia' vissuto una situazione; avere un déjà vu. Questi due fili pendenti che non siriesce a riallacciare; ti sforzi di ricordare; cerchi in una musica, in un profumo o in un'immagine il dettaglio che riesca a farli riunire , ma come pensi di esserci quasi riuscito, tutto svanisce etorni al principio con un vago senso di frustrazione. Ebbene e' quello che sto provando in questo momento alla guida del mio taxi. Ho a bordo due clienti , una signora ed un ragazzo disabile, e credodi averli gia' presi, ma non riesco proprio a ricollegare. Guardo in continuazione il retrovisore nella speranza di ricordare, ma niente da fare. La signora ed il ragazzo parlottano, ma non riesco acapire nulla. Ad un certo punto la signora mi fa: "Scusi, mio figlio vorrebbe sapere il suo nome". Mi giro di scatto verso il retrovisore, mi concentro, li guardo meglio, prima lui poi lei e poiancora lui...
"Ma certo!"
...
Roma, posteggio Piazza Pio XI:diversi anni fa...
Oggi è una giornataccia. Piove, mi fa malela schiena e, forse complice sto tempaccio, ho pure mal di testa. Sto dentro la macchina al posteggio di piazza Pio XI. Arriva la chiamata, è a via Gregorio VII; schiaccio l'ok quasi controvoglia.Arrivo all'indirizzo e trovo sotto la pensilina del portone, al riparo dalla pioggia, una signora con un ragazzo sulla sedia a rotelle. 
"Oddio, oggi no!" Non è per loro, porelli, ci mancherebbe; è che oggi co sto mal di schiena.... 
Solo il movimento per scendere dalla macchina mi crea una fitta alla schiena.
"Che palle, guarda senon me blocco oggi eh? Co sta schiena maledetta.... Tutte a me devono capita', tutte a me..."
Vado verso di loro accigliato comemai. La signora mi sorride, forse intuendo il mio stato d'animo, in maniera ostentata, forse eccessiva.
Saluto a mezza bocca,inizio le operazioni per far salire il ragazzo in auto e per mettere la carrozzina nel bagagliaio. Non ho detto una sola parola, la signora continua a parlarmi sempre sorridente, forseeccessivamente... 
"Oggi me da fastidio pure la gente allegra? Mah... Che giornata rega'... Me so' fracicato, però almeno nun me soincriccato..."
Durante il tragitto non dico una parola. La signora parla col figlio, sento ripeterle: "No Luigi, oggi meglio dino"
Il ragazzo parla in maniera quasi incomprensibile, articola male le parole. Mi sembra di capire che pretenda dalla madre dichiedermi come mi chiamo. La signora, forse complice l'espressione del mio viso, ritiene non sia il caso. 
Rifletto tra me: "E fabene! Oggi non è proprio aria!"
Mentre guido sento lo sguardo del ragazzoincollato al mio viso, con la coda dell'occhio vedo che mi sta studiando.
"Annamo bene, annamo! Mo ce manca purel'indagine della mia faccia!"
Arriviamo a destinazione e continua apiovere.
Parcheggio e scendo per prendere la carrozzina, senza dire una parola. La signora si avvicina con l'ombrello per ripararmidalla pioggia. Mi sembra un bel gesto e la ringrazio. 
Mi avvicino al ragazzo per aiutarlo ascendere, percepisco il suo sguardo in cerca del mio. Lo sistemo sulla carrozzina e finalmente gli "concedo" la mia attenzione. Come i miei occhi incrociano il suo sguardo, la sua espressione cambia.Da seria, attenta, diventa un poco sorridente. Un sorriso timido appena accennato, quasi a chiedere il permesso. Lo guardo attentamente, come lo vedessi ora per la prima volta; in effetti "lo stovedendo" per la prima volta; prima ero troppo impegnato col mal di schiena, con le mie "tragedie"... 
Ha un bel viso, èmoretto, gli occhi sono vispi, potrebbe avere si e no una ventina d'anni. "Vent'anni...e quanta sofferenza..."
Mi viene un nodo ingola.
Mi guarda anche lui; l'espressione è sempre timida ed ammiccante, ma resosi conto della mia attenzione, si lascia andare emi sorride apertamente.
Il sorriso è bellissimo, rassicurante, bagnato, sereno. Anche gli occhi sorridono. Ora non riesco a distoglierelo sguardo da quel viso. Ha un'espressione bella, piena di serenità. Un serenita' quasi contagiosa. Pare volersi scusare ed al contempo rassicurarmi; sembra dirmi: " Mi dispiace del disagio, ma èpassata. Non ti preoccupare, vedrai che adesso andrà meglio".
Il nodo alla gola ora stringe forte, non sose per l'emozione o... per la vergogna!
"Mo che me sta apia'?" 
"Stefano, mi chiamo Stefano" Glielo dico con un timbro di voce un po' strozzato.
Il ragazzo continua a sorridere, mi sembra di cogliere della gratitudine in questo meraviglioso sorriso.
La mamma mi saluta, mi ringrazia e si avvia spingendo la sedia a rotelle.
Luigi si volta afatica, si sporge e mi fa un cenno di saluto con la mano. 
Ora sto nodo maledetto stringeferocemente...
"A Ste' che devi da fa' mo?"
Rispondo al salutoanch'io con un cenno della mano; non faccio altro, non sono in grado di fare altro. Penso : "Grazie a voi, .... soprattutto a te..."
Metto in moto, mi avvio. La vista però è un po' annebbiata.
" Mejo se me fermo n'attimova..."